LO STRUZZO E LA SABBIA - LA SCELTA

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LO STRUZZO E LA SABBIA

Se non ricordo male, credo di aver  scritto il primo articolo pubblico sulla “questione demografica” in  Italia, nel 1997. Venti anni fa.
Sono spesso tornato sull’argomento, accentuandone dimensioni diverse e facendo proposte concrete.
 
Nel frattempo sono successe molte cose  nella società. A cominciare dall’espansione del fenomeno del badantato  per finire con gli anziani che se ne vanno a trascorrere l’ultima parte  della loro vita all’estero. Per non dire di una attenzione sempre più  accentuata del tecno-business a questa categoria specifica di persone.
 
Solo alcuni accenni per sottolineare che  il fenomeno del sensibile e costante invecchiamento della popolazione è  sotto gli occhi di tutti e nella vita di tutti.
 
Ma non c’è solo l’invecchiamento, c’è  anche l’allungamento della vita biologica. Vivono più a lungo i malati  cronici, i disabili, le persone che soffrono di malattie neurologiche.
 
L’allungamento comporta radicali  trasformazioni nella percezione della nostra esistenza e comporta  evidenti conseguenze nelle forme di vita e di socialità.
 
L’invecchiamento complessivo della popolazione si realizza anche per la contrazione avvenuta sul versante delle nascite.
   
Sarà per questo che qualche settimana fa  ho provato l’ennesimo senso di estraneamento nel leggere e ascoltare i  commenti ai dati ISTAT sulla popolazione italiana.
 
Forse sono stato sfortunato o distratto ma ho ascoltato molte banalità.
   
Se solo si prendesse questo dato  strutturale che ci consegna la realtà, ci sarebbe da impostare un intero  progetto politico, economico, sociale e culturale.
 
Chissà, forse gli interessi corporativi  in campo sono così tanti ed intrecciati che nessuna istituzione e  nessuna rappresentanza si sente investita da una responsabilità di  trasformazione radicale nella riflessione e nelle proposte di  intervento.
   
Basterebbe solo un dato: tra pochissimi  anni (10-15) ci ritroveremo “improvvisamente” in una società in cui gli  over 65 avranno superato numericamente gli under 25 !!!
 
Ed il processo sin ora è stato attenuato dal fenomeno migratorio…
   
Non c’è solo una dimensione economica  (come staremo in piedi dopo aver consumato tutti i patrimoni, con un  tasso di disoccupazione giovanile che viaggia intorno al 40%?).
 
Cosa è la speranza in una società  vecchia? Come vivranno concretamente quotidianamente milioni di persone  fragili?(Perché al di là delle fantasie sui super poteri, la vecchiaia è  fragilità).
 
Potrei continuare a lungo.
 
Se la vita è benedizione c’è da  chiedersi onestamente come si fa a benedire in queste condizioni? Come  ci si sta preparando? Che passi stiamo facendo?
 
Il nostro welfare si gioca  prevalentemente partendo da una robusta assunzione di responsabilità di  quanto la realtà da ormai due decenni ci mostra in modo sempre più  evidente.
 
Ascoltiamo dunque e mettiamoci con buona  volontà, senza paura ( o ascoltando intelligentemente le nostre paure  senza temerle) a trasformare le forme della cura, il nostro modo di  abitare e soprattutto ad educarci a nuove forme di relazione.
 
C’è molto di buono da fare se non continueremo a nascondere, come gli struzzi, la testa sotto la sabbia.

Johnny Dotti 27.04.2017
cit. "Generativita.it"
 
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